Pierluigi Albertoni

Il Fantastico questo sconosciuto

 

 

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Per negligenza, o per quello spirito tipicamente italiano che ci porta a trovare interessante e degna di nota soltanto l’opera che giunge dall’estero, l’arte fantastica italiana è sempre stata ignorata o relegata nel ruolo di pseudo arte. Al più la si è considerata come un fenomeno al limite del folcloristico, degna al massimo di comparire in qualche ebdomadario provinciale. Una mancanza d’intuizione tale da far commettere, perfino a Italo Calvino, l’indicibile superficialità di inserire nella sua antologia: Accenni fantastici (Mondatori 1983) nessun scrittore italiano. Calvino il maggior scrittore fantastico italiano, ha così ignorato tutta la scrittura fantastica italiana ed ha giustificato questa sua discutibile scelta, al clima e alla solarità dell’italica terra. Per Calvino, come purtroppo per molti critici, il Fantastico è un’espressione unicamente dei racconti gotici, con  presenze irreali, misteri paranormali, sulfurei sogni.

Riduttivo! Senz’altro.

Se Calvino invece di rifarsi alle sole sue origini sudamericane, avesse considerato il Fantastico come: accidente nel quotidiano che rende il normale eccezionale (Caillois) la sua Antologia, seppure unicamente centrata sul Fantastico dell’Ottocento, avrebbe ospitato certamente Collodi, (Pinocchio è senza ombra di dubbio un romanzo fantastico) e forse ci avrebbe messo anche d’Azeglio, Leopardi dello Zibaldone, Svevo, Bontempelli e qualche altro.

Dimenticarsi degli scrittori fantastici italiani è un vezzo purtroppo ricorrente. Anche Borges e la coppia Ocampo, Bioy Casares nell’Antologia della letteratura Fantastica, (Editorial Sudamericana, Buenos Aires, 1976; edita in Italia dagli Editori Riuniti, 1981) ha commesso la stessa trascuratezza. Nell’ampia selezione di scrittori fantastici, in cui erano ampiamente rappresentati autori argentini e sud americani, l’unico italiano presente è Giovanni Papini. Sicuramente interessante scrittore, ma che poco ha a che fare con il fantastico. Pregevole elzevirista, giornalista e polemista famoso, Papini (Firenze 1881 – 1956) poco o nulla ha scritto di autenticamente fantastico tanto che Borges e i coniugi Bioy Casares per inserirlo non hanno trovato di più fantastico de L’ultima visita del gentiluomo: il personaggio di Sebastiano del Piombo agonizzante con il corpo in disfacimento, ma in una decadenza meno cruda e suggestiva di quella del caso Valdemar di E. A. Poe. In Poe l’angoscia del risveglio e della esplosione del corpo assume una valenza ben superiore al normale orrore. Fra grida di “morto! morto!” il corpo del Valdemar si contraeva e si sbriciolava tra le mani del suo ipnotizzatore. E sul letto davanti a tutti gli astanti si modificava in una massa quasi liquida d’una schifosa, ributtante putredine.

Immagini forti che modificano la realtà in una super realtà con tocchi di raffinata perfidia e risvolti di metafisico orrore. E’ la fantasia sfrenata che emerge nella sua potenza e che svelle l’accadimento della morte dalle circostanze fisiche abituali. Il rientrare stesso del mesmerismo come pratica extranormale (una sorta di catalessi che riesce a mantenere in vita o in una specie di non morte) un corpo clinicamente morto, da a Poe libero abbrivio alla fantasia e non si arresta nemmeno di fronte alla brevità del racconto. Un vero esempio di letteratura fantastica che ha riscontro anche nei testi dell’Ocampo, Borges, Carlyle, Weil e pochi altri autori sud americani. Nelle oltre seicento pagine dell’Antologia pochi scrittori impattano con il Fantastico, nemmeno volendo allargare il concetto fino alla suggestione del narrare. Perle, sì, ma per altre antologie. Centoni che ben figurerebbero in altre selezioni.

Al proposito conviene ricordare a margine cosa della letteratura fantastica ha scritto Tzvetan Todorov (La letteratura fantastica, Garzanti, 1977).

In un mondo che è sicuramente il nostro, quello che conosciamo, senza diavoli, né silfidi, né vampiri, si verifica un avvenimento che, appunto, non si può spiegare con le leggi del mondo che ci è familiare. Colui che percepisce l’avvenimento deve optare per una delle soluzioni possibili: o si tratta di una illusione dei sensi, di un prodotto dell’immaginazione e in tal caso le leggi del mondo rimangono quelle che sono, oppure l’avvenimento è realmente accaduto, è parte integrante della realtà, ma allora questa realtà è governata da leggi a noi ignote…

Il Fantastico occupa il lasso di tempo di questa incertezza… l’esitazione provata da un essere il quale conosce soltanto le leggi naturali di fronte a un avvenimento apparentemente soprannaturale.

In un certo senso è la lettura che del Fantastico da Castex Il fantastico si caratterizza per una intrusione brutale del mistero nella sfera della vita reale o del già citato Roger Caillois: Tutto il Fantastico è rottura dell’ordine riconosciuto, irruzione dell’inammissibile in seno all’inalterabile legalità quotidiana.

 

 

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Per fugare un altro dubbio su cosa è o non è letteratura Fantastica e soprattutto per evitare che ci sia una commistione con la letteratura surrealista sarà opportuno fare  alcuni esempi.

Dalla Autobiografia del Surrealismo di Marcel Jean (Editori Riuniti, 1983) estrapoliamo alcuni scritti da Littérature la rivista diretta da Aragon, Breton e Soupault che nel numero uno del 1919, pubblicava Chiave di Sol dello stesso Breton

 

Si può seguire sul sipario

L’amore se ne va

Fatto si è

Un piano a coda

Tutto si perde

Aiuto

L’arma di precisione

Dei fiori

Nella testa sono per schiudere

Colpo di scena

La porta cede

La porta è la musica.

 

Versi liberi giocati su assonanze e continuità ritmica. Modello seguito nel tempo e accettato con entusiasmo da Breton proprio per la casualità della parola che acquisiva libertà di esprimersi e spaziare. Una libertà che è ancora più emblematica nel racconto Il fiore di Napoleone (Littérature n. 8 del giugno 1923) in cui Benjamin Péret descrive le avventure fantastiche di personaggi storici in scenari immaginari.

 

Il fiore di Napoleone

 

Quel mattino certi pesciolini arancioni circolavano nell’atmosfera. I cannoni degli Invalides deploravano una vecchia blenorragia che faceva crescere iris arrugginiti fra le loro ruote. Una spagnolo seminò alcuni chicchi di grano nel motore di un aereo che aspettava una benedizione la quale non venne. Napoleone in divisa da Maresciallo Foch uscì dal “vagone dove fu firmato l’armistizio”, una mano sulla fronte e le gambe smagrite. Alle sue spalle apparvero un gigantesco flacone d’acqua di colonia, un’ostrica portoghese, un rinoceronte bicorno, un ceppo di Natale e il Milite Ignoto che portava a tracolla un secchio pieno di colla di farina. Uno scarabeo uscì dalla canna della mitragliatrice e venne a porsi davanti al corteo. Lo Spagnolo, che non era altri che il Cid, baciò la fotografia di Chimère e scomparve in un corridoio che portava agli uffici della Piazza. Arrivò davanti a una porta chiusa che non resistette ala pressione della spalla. Discese una scala interminabile…

 

e il racconto continua col tono logico e spiazzante di non  voler enucleare un concetto finito. Un modo gioioso e un po’ goliardico di molta arte surrealista che è poi il crinale tra l’arte Surreale e quella Fantastica, dove nell’arte Fantastica nulla è casuale anche l’assurdo (quando c’è) e la traccia è programmata mentre nei surrealisti anche quando enunciano programmi c’è sempre l’automatismo psichico che corrisponde abbastanza esattamente allo stato di sogno. Una sintassi autonoma quasi perfetta che permette a Breton in Entrata dei medium (Letterature n. 6; novembre 1922) di tracciare con lo stesso tono onirico una ennesima dichiarazione d’intenti, subito accettata e fatta propria, coscientemente o incoscientemente, da tutti i surrealisti. La nuova espressione fondata sul sonno ipnotico (vero o spesso mistificato) permette ai soggetti chiamati medium di parlare, scrivere, disegnare in stato d’incoscienza. Gli scritti ottenuti presentano un flusso d’immagini che ricorda quello della scrittura automatica, ma come quella raramente hanno un carattere poetico. Il più delle volte sono: (strofa estrapolata da una poesia automatica di Desnos) Ventricolo bandiera tromba di questi paesi/ il fanciullo viziato dall’amore degli struzzi/ al dovere di morire non sarebbe venuto mai meno/ se le cicogne azzurre si liquefacessero nell’aria.

Contrariamente il Fantastico non nasce su basi ideologiche precostituite, ma dalla ricerca sul campo. Nel fare quotidiano ogni artista, indipendentemente, persegue un suo credo estetico. Semmai l’unificatore, il minimo comune denominatore, è il principio di fondo che si vuole ottenere. Una costruzione a più strati la quale ha come fondamento l’inammissibile, l’inesplicabile, il mistero.

L’accento allora cade sulla linea di spartizione tra lo strano e il meraviglioso, tra la possibilità di avere una via d’uscita per una spiegazione naturale e inspiegabili storie soprannaturali. Ossia sul mistero fantastico che fa collassare l’ordinario.