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Poesie e Oratorio
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Dopo Fantastico quotidiano (33 racconti di irrealtà quotidiana; Gangemi Editore), ad un anno di distanza, Pierluigi Albertoni torna con Colpito al cuore (21 liriche e l'oratorio La Fedra di Valona; edizioni del Giano, Roma).
Nella produzione poetica di Pierluigi Albertoni la musica del verso, che pure facilita sempre il lettore nel proprio viaggio immaginifico, trascende il senso, la logica e i concetti, stride con glaciali lucide e segnanti dichiarazioni di malessere.
Ci siamo gettati a capofitto in una frenetica
Gara opzionale di specchietti, poggiatesta,
cuscini, giubbottini per bambini ingabbiati
Bello in certi punti il linguaggio volutamente "di consumo" alcune quartine di Contenti e appagati potrebbero essere lo spot di alto livello distruttivo incentivante. D'altronde chi di noi non ha sognato per un attimo che certi messaggi pubblicitari, mielosi e rispettosi del dio mercato, fossero tanto coraggiosi da buttar giù, con una sola parola stonata, il castello di cartapesta, l'odiato prodotto?
Il poeta Albertoni, spara a zero contro il consumismo e lo fa in un modo assai più incisivo che nella prosa: per assurdo i suoi versi - pur contando su parole corrotte dal ritmo - sembrano essere legati, affezionati ad un esame della vita fatto al microscopio.
Anche nell'oratorio La Fedra di Valona si avverte il pensiero dell'autore in cui il male sta nella mente degli uomini che hanno perduto l'abitudine di guardarsi dentro e spostano l'attenzione su ciò che altri fanno, sbagliato sempre, solo perché non giustificabile dal senso comune, non incasellabile nelle strutture logico sociali, quanto feroci, che decidono i codici di lettura delle azioni umane.
C'è molta poesia nelle parole dell'Albertoni, nel suo narrare disperato non manca mai il ritmo della vita, a volte penetrante, come la musica di Wagner, a volte più mansueto, teneramente abbandonato ad una tristezza inevitabile come un notturno di Chopin.
(Dalla presentazione di Silvana Padrini)
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L'UOMO ASSEDIATO
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In questa nuova raccolta di poesie,
l'autore continua quel discorso monotematico sulla situazione
esistenziale dell'uomo d'oggi, iniziato in poesia con
La città. il pubblico e il privato, e
in prosa con il romanzo:Fine della corsa. Idealmente
è il personaggio Andrea che ritorna o uno dei
tanti sfigati compagni di strada dell'autore. Nelle
trentotto liriche della silloge, l'attenzione questa
volta si posta sugli uomini che, per età, hanno
quasi del tutto compiuto il corso della vita. Sono loro
che devono tenere duro, non lasciarsi condizionare,
portare con piglio la croce, ma sono pure loro quelli
che hanno "innalzato cattedrali in aree di vento."
Certo negli anni hanno anche compiuto qualche azione
riprovevole o si sono lasciati sviare dal canto lusinghiero
delle sirene, però, prima che "la saetta
irrompa su di loro" devono trovare la forza
"di riannodare il filo del destino, ritrovare
il respiro che li ha generati."
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Ferocia incentrata
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Ferocia incentrata
su interessi personali
su condizioni sociali,
che giustificano
la nullità della vita.
Il morto addolora
e riempie di tristezza
parenti e amici
almeno quando non
sono felici per la
repentina scomparsa.
MA LO STERMINIO?
Ah, lo sterminio
è ben diversa cosa!
E' una pietà lussuriosa
tutta da gustare!
C'è la tragedia che fa
esaltare e straparlare
chi si sa compenetrare
nello stigmatizzare.
C'è la difesa della razza;
il sofisma ideologico,
i meticciamenti salottieri,
la furbizia dei banchieri
che ci sanno speculare.
Gli eccidi di massa
(occorre convenirlo)
sono un affare!
NON LASCIATEVELO SCAPPARE
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TI AVEVANO LIBERATO
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Ti avevano liberato per PUNIRTI
con spocchiosa arroganza.
D'altronde lo sapevi, erano gli stessi
fustigatori d'interessi di ieri
gli imbonitori nazionali delle
SPERANZE SOCIALI.
Quelli che ti hanno voluto spacciare
la salvezza come pietà,
propagandare una becera realtà
basata però, sull'economia;
su una precisa legge di mercato
che ti dice: se hai pagato
hai diritto all'eternità. DOVE?
In un al di là nascosto, opposto
al di qua che conosciamo:
un luogo di delizie in cui possiamo
liberarci da tutte le catene scordare
le nostre pene vivere in pace da nullità.
Per egoistica disciplina hanno avuto successo!
Così adesso in noi c'è sgomento,
c'è rancorosa ragione, perversa
rassegnazione che ti fa dubitare.
Morale:SI DEVE SPERARE ?
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FINE DELLA CORSA
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Siamo negli anni '70, sul litorale dell'Argentario,
in una giornata uggiosa di novembre. Andrea Sperati,
d'anni 42, da Cassolnovo (Vigevano), tappezziere, da
un po' d'anni residente a Roma, giocatore sfigato, sposato
e separato con Maria Rita, detta Mita, attende l'attimo
giusto, per immergersi nelle onde e farla finita. E'
in fuga da Catanzaro ultima tappa della sua vita tribolata,
dove ha chiesto ospitalità a Laura sua ex-amante.
Moglie di Guido (autista della Regione Lazio) e madre
di Betta al tempo sedicenne, Laura aveva, per otto mesi,
convissuto con Andrea, per poi abbandonarlo e partire
per Catanzaro dove l'attendeva il fratello.
Per Laura l'impatto con la città calabra è
difficile, poiché alla diffidenza della gente,
si aggiunge il malumore di Betta, che considera il trasferimento
una specie di residenza coatta. Un giorno, inaspettatamente
(giustificando la sua presenza lì, con un fantasioso
quanto improbabile impegno di lavoro) arriva Andrea.
La verità è che l'uomo non può
più stare a Roma, tallonato com'è dai
cravattari: non ha più una casa, né un
laboratorio, né amici, vorrebbe rinsaldare l'unione
e ottenere ospitalità, ma la donna non può
accoglierlo, vive con il fratello e non saprebbe come
giustificarlo e farlo accettare. Così gli da
dei soldi e lo abbandona al suo destino. Andrea, sempre
alla ricerca di una bisca dove sfogare la sua passione,
s'imbatte in Cicciò e in Mario Cicchettani, due
imbroglioni, i quali affastellando mastodontici affari,
dicendosi titolari di un ben avviato studio di P.R.,
lo alleggeriscono anche degli ultimi spiccioli. Ad Andrea
non resta quindi che tornare a vivere nella sua vecchia
auto dove nella notte, viene, suo malgrado, coinvolto
in una rissa tra due ragazze e due loschi figuri. Nella
colluttazione una delle due ragazze (Giusy) è
ferita, e Andrea per soccorrerla, accetta di accompagnarla
con l'amica Malù, a Copanello. Hippy all'italiana,
Giusy e Malù sbandierano teorie di Reich e Marcuse
sull'amore libero, la coppia aperta, la gestione personale
dell'utero, salvo poi, una sera, più ubriache
e fumate del solito, invece di ritirarsi come normalmente
facevano a scambiarsi effusioni nella loro camera, le
continuano in soggiorno, mettendo Andrea, pure lui mezzo
fatto, nella condizione di equivocare e buttarsi su
di loro. Preso dalla libidine, Andrea interpreta la
libertà di costumi, come un chiaro invito a partecipare,
ma Giusy (la più autoritaria e mascolina delle
due) non gradisce l'intrusione e con un cazzotto al
plesso solare, lo manda a K.O. Chi ti cririra? - gli
urla - Chi t'avije miso intra a capa? Se ci hai i spermatozoi,
vatti a scaricare
con relativa e accurata precisazione
del posto. La convivenza chiaramente non può
più continuare e Andrea è di nuovo costretto
a chiedere aiuto a Laura. Questa volta libera dal fratello
(trasferitosi per lavoro in Germania), Andrea è
accolto, ma incapace com'è di accettare una convivenza
normale, insidia Betta e la obbliga a diventare sua
amante. Grimaldello per l'accettazione sono le P.R.
Betta di sabato, nelle discoteche curate dal due Cicciò,
Cicchettani, fa ufficialmente le P.R. La verità
è che si vende a uomini desiderosi d'affetto.
Sia Andrea che Betta si ammalano. La diagnosi del dottor
Mazzetti non lascia dubbi è Sifilide. I due si
rimpallano l'accusa di essere l'untore. L'uomo, povero
e malato, si rimette in viaggio fino all'Argentario,
dove
Questi succintamente i fatti, pretesto per divagazioni
sulla vita di coppia, l'amore, l'adulterio, i patrinaggi
politici, le grandi speranze e le piccole certezze,
i figli dei fiori e tutti gli altri vizi e le poche
virtù, che hanno caratterizzato gli anni Settanta.
I personaggi calabresi si esprimono in dialetto o meglio
in una calata calabra riportata e scritta da un lombardo.
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Profilo
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Storico e critico d'arte, ha realizzato
come autore e regista filmati e cortometraggi d'arte.
Ha pubblicato:
-Struggendo l'ombra alla scacchiera (Sette poesie con
xilografie di A. Bonelli: Ed. Muggiani, Milano)
-Il Signor X (Lungo racconto con acqueforti di R. Margonari;
Ed. L'Incontro, Mantova)
-Carte (Poesie, Ed. Essere, Roma)
-La città, il pubblico e il privato (Poesie, Ed.
Il Ventaglio, Roma)
-Icaro dove (Poesie, Ed. Il Libroitaliano World, Ragusa)
Per il Teatro:
-Danza ancora Salomè * Ivry-sur-Seine (Nicola
Calabria Editore)
-Oh che bel Castello!
-Il libro di racconti
-Fade out
-Il romanzo
-Fine della corsa
E' presente nelle raccolte:
Poeti e poesie dell'oggi
2001 e 2002
Collabora con riviste d'arte. Dirige Il laboratorio
del Fantastico www.laboratoriodelfantastico.it
Milanese di nascita, dal 1968 vive e lavora a Roma.
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Danza
ancora Salomè Ivry-sur-Seine (Nicola Calabria Ed.) |
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