Le Stagioni di Donelaitis sono il poema nazionale lituano della metà del '700 che narra in esametri la storia, le leggende, la vita e il lavoro del popolo lituano in relazione al destino di una nazione scomparsa e al ciclo della vita umana.
Nekrošius ha finora realizzato due spettacoli: Gioie di Primavera (durata 2 ore e 30 minuti, in due parti) e Ricchezze d'Autunno (durata 2 ore, atto unico) che, dopo il debutto a Vilnius lo scorso Marzo, sono stati presentati con successo a Budapest, a Mosca e al Festival UTE di San Pietroburgo lo scorso Ottobre.
Al Teatro Argentina i due spettacoli saranno programmati a sere alterne (16, 17 e 19 Dicembre: Gioie di Primavera; 18 e 20 Dicembre: Ricchezze d'Autunno). Domenica 21 Dicembre, infine, andranno in scena entrambi: alle ore 16 Gioie di Primavera, alle 20 Ricchezze d'Autunno.
Spiega il regista: "Se guardiamo alla scena europea e mondiale, troviamo sempre gli stessi nomi: di autori e di opere. E' solo questione di interpretazioni diverse. Forse oggi il teatro ha bisogno di guardare anche altri generi letterari. La letteratura lituana è quasi sconosciuta, ma noi possiamo orgogliosamente dire che le sue qualità artistiche e letterarie non sono inferiori a quelle della più grande letteratura".

Una forte fisicità e un altrettanto forte impatto visivo caratterizzano Le Stagioni.
"La prima cosa che la gente dice quando va a teatro - spiega Nekrošius - è 'vado a vedere uno spettacolo', il che significa che lo spettacolo per prima cosa è visto, osservato. Ed è questa la prima fonte di informazione per il pubblico. Gli altri aspetti - psicologico, emotivo - vengono dopo".
Come nella scena in cui un adolescente, correndo, si ferisce alla testa con un vetro appeso a una corda. Quando la ferita viene ricucita con un filo rosso - metafora "sanguinosa" - la vittima piange e il pubblico può percepire il suo dolore. Come nessun altro nel teatro contemporaneo, Nekrošius è un maestro nell'ottenere l'effetto dell'empatia mediante riflessi fisiologici di autodifesa.
O come quando sul palcoscenico si vedono persone sferzate da corde vere, calpestate, fatte cadere.
Questa aggressione terrena non è ricollegabile né a un preciso luogo e tanto meno a un'epoca. È eterna. L'ambiente neutro enfatizza e mette a nudo il significato epico dell'esistenza rappresentata sul palcoscenico.

L'elemento musicale permea tutti gli episodi e li lega in una singola azione e intreccio di toni. Il compositore Mindaugas Urbaitis unisce motivi classici al folklore e a modelli di melodia popolare. Giovani attori recitano complesse parti vocali e ritmiche con ardore giovanile.

LE FANTASTICHE STAGIONI
DI EIMUNTAS NEKROSIUS
Gioie di Primavera
Ricchezze d'autunno

Il soggetto scelto da Eimuntas Nekrosius per la sua nuova produzione è materia piuttosto insolita: un poema epico, della seconda metà del Secolo Diciottesimo, di Kristiljonas Donelaitis.
Nekrosius attingendo alla liricità del lavoro fisico descritto dal poeta, crea una visione spirituale e di grande vivacità.in
Il lavoro diventa così una scoperta creativa e la drammaturgia un momento di grande arte. Ne è significativo esempio, la scena in cui un adolescente correndo, compie un balzo verso un frammento di vetro scintillante appeso a una corda e si ferisce. Quando la ferita viene ricucita con del filo rosso (metafora "sanguinosa") la vittima piange e il pubblico, pur divertendosi può percepire il dolore fisico e lo sgomento esistenziale del giovane innamorato.

Come nessun altro nel teatro contemporaneo Nekrosius è un maestro nell'ottenere l'effetto dell'empatia mediante riflessi fisiologici di autodifesa. Sul palcoscenico vediamo persone sferzate da corde vere, calpestate, fatte cadere, un viso e un corpo colpiti da panni umidi, ma tanta aggressione non è un ritorno del teatro della crudeltà, ma al significato epico ed eterno della vita terrena. Il suo teatro metaforico si esprime con mezzi semplici e concisi e le azioni non sono fine a sé stesse, ma sviluppi di una drammaturgia complessa e raffinata. Ad esempio: l'episodio de "La sorgente" si fonda su un contrasto pieno di colore che richiama alla mente il teatro orientale. Una giovane vestita di nero indossa occhiali, calze e guanti bianchi da scolara. L'immagine della gioventù, della purezza e della vita che si risveglia trova un'eco nei suoni; altri personaggi raccolti attorno alla ragazza, pestano i piedi, alla ricerca di una sorgente che scaturisce dal ritmo dei battiti del cuore.

Strutturato in due serate il poema di Donelaitis è una flebile traccia che consente al genio immaginifico di Nekrosius di spaziare a suo piacimento. Le parole in traduzione su di uno schermo luminoso scandiscono unicamente i tempi, mentre l'azione si sviluppa al di là del fluire poetico del testo. E' un gioco d'invenzioni sceniche continue con situazioni mimiche di grande impatto emozionale. E' il grande teatro fantastico nell'accezione più pregnante del termine, vale a dire l'accadimento impossibile che irrompe prepotentemente e inaspettatamente nel possibile.

Le Gioie di primavera, e La ricchezza d'autunno si sviluppano in due serate, la prima di due atti e la seconda in un'unica tirata di due ore, in cui, il gruppo d'attori lituani dello stesso Nekrosius, anima una performance scenica di alta recitazione. Ragazzi e ragazze (poiché giovanissima è l'età media della compagnia) si cimenta in capriole, ammiccamenti, equilibristici dondolii sull'altalena, nella costruzione di un muro, sulla deposizione in un ipotetico camposanto, proprio per sottolineare senza ricorrere all'azione didascalica quanto i versi di Donelaitis declamano.

GIOIE DI PRIMAVERA

Dopo l'Ouverture con il sole nascente che risveglia il nuovo mondo dalla fredda morsa dell'inverno, colline e valli si animano di vita. I giovani tornano alle schermaglie d'amore e l'usignolo ripropone le sue dolci melodie. La cicogna torna al vecchio nido e la macchia e la brughiera rispondono al richiamo della primavera. L'epico canto di Kristijonas viene sconvolto dall'azione drammatica creata da Nekrosius. Gli attori si rincorrono sul palcoscenico, agitano specchi, s'immergono in pozze d'acqua, con delicatezza e bellezza di movimenti come raramente si riscontra nel teatro psicologico.

L'elemento musicale permea tutti gli episodi e li lega in una singola azione e intreccio di toni. Il compositore Mindaugas Urtbaitis unisce motivi classici a folklore e modelli di melodia popolare. Giovani attori recitano complesse parti vocali e ritmiche con ardore e di professionisti esperti.
Il SECONDO ATTO comprende: il ponte. Vai sciocco! Il Creatore.

Le azioni si susseguono con un ritmo incalzante. Non c'è angolo di palcoscenico che resti inattivo. E' un corale di colore con lo stesso Nekrosius arbitro e coordinatore in scena. Splendida per umorismo la scena della deposizione con un susseguirsi di ammiccamenti tra il morto: Nekrosius e il suo becchino.

I dialoghi si alternano agli sguardi eloquenti, ai contatti e ai gesto. A questo proposito la scena dell' usignolo è molto espressiva: il cinguettare degli uccelli fa arrestare una bovara goffa e la attira a un appuntamento galante. Un giovane-usignolo fa cadere uno zufolo nel secchio che lei reca e poi le fischia melodie lacrimevoli.

Donelaitis. LE STAGIONI. Gioie di primavera.

Rappresentazione in due parti

Regia di Eimuntas Nekrošius
Sinossi

ATTO I

1. Ouverture
Il sole nascente risvegliava di nuovo il mondo
Prendendosi gioco delle rovine, l'operato del freddo inverno.
La morsa della stagione gelata era completamente scomparsa,
E i cumuli di neve disciolti.
Ogni giorno una dolce brezza del sud carezzava i campi spogli
Persuadendo ogni filo e foglia a risvegliarsi e a vivere.
Colline e valli avevano riposto le loro pellicce nevose;
La macchia e la brughiera rispondevano liete al richiamo della primavera.
Tutte le cose morte nel lacrimoso fango autunnale,
Tutte le cose che si erano addormentate sotto il ghiaccio invernale,
O che si erano riparate rabbrividendo sotto un cespuglio rachitico,
Uscirono in schiere gioiose a salutare la ridente primavera.

2. L'origine
Ed ora, guardatevi intorno, per l'eterno volere di Dio
Percepiamo l'approssimarsi dei miti giorni estivi.
La terra ridestatasi rivela la sua fecondità;
Ogni fiore e ogni foglia lancia raggianti sorrisi.

3. L'usignolo
Ogni anno l'ultimo a far udire le sue dolci melodie,
Ogni notte l'usignolo inizia a cinguettare mentre siamo avvolti nel sonno
E poi tutto solo canta elogi a Dio.

4. O Adamo, primo uomo di questo peccaminoso genere umano!
Infrangendo il decreto divino,
Hai procurato dolore senza fine a te stesso e a noi.
Come te, anche noi, giungendo su questo mondo,
Ci ritroviamo coinvolti da infiniti bisogni e cure,
Che ci accompagnano dalla culla alla tomba.

5. Il richiamo
La cicogna è tornata nuovamente alla nostra amata terra,
E, come un marito, dall'alto del tetto ha fatto udire la sua voce.
Mentre osservava e si rallegrava, la sua dolce sposa
è comparsa sul davanzale felice e contenta
Ad incontrare il gentile compagno col becco felice e splendente.

ATTO II

1. Il ponte
Salve, mondo in perenne mutamento, giunto e andato via con i giorni di maggio.
Salve, uomini, con l'avvento dell'estate assolata.
Salve a te, che hai visto i nuovi germogli e hai respirato il loro profumo.
Salve a tutti, e che Dio vi conceda di vedere molte primavere,
E che ogni primavera vi trovi in ottima salute!

2. Vai, sciocco!
Sciocco, ogni anno piangi che ti manca il cibo.
Di chi è la colpa se, quando i raccolti estivi sono riposti
dai fondo alle tue riserve di cibo in modo disumano?
Somaro, se i tuoi pasti quotidiani fossero meno abbondanti,
Allora i tuoi pasti estivi sarebbero meno frugali.
Vai allora a lavorare e a guadagnarti il pane quotidiano;
Guadagnati il sostentamento per i tremendi giorni autunnali.

3. Il Creatore
La gru continuava a volare in circolo in alto tra le nuvole lattiginose
Riempiendo i cieli con il suo canto melanconico;
Non urlava né protestava dall'alto.
No, proclamava al mondo che il volere del supremo Dio
È meraviglioso anche nelle voci gaie degli uccelli.

Donelaitis. LE STAGIONI. Le ricchezze dell'autunno.

Rappresentazione in una parte.

Regia di Eimuntas Nekrošius
Sinossi

1. Brutto sogno
Guarda laggiù, il sole nuovamente rotola giù dal cielo:
Ogni giorno mostra sempre meno i suoi raggi maestosi,
Allunga sempre più le ombre di tutte le cose
E sempre più rapido cala dietro le colline.
I venti, le ali spiegate, rivelano un'arroganza maligna,
E mugolano disperdendo l'ultimo tepore dell'estate.
Anche il tempo si fa inclemente, aspro e freddo;
Avvicina i giovani e forti alle caldi pelli di pecora,
Costringe i vecchi e i deboli ad abbracciare la stufa ardente,
Induce tutti a rimanere in casa,
A cuocersi e mangiare minestre tiepide o fumanti.
La terra fradicia lungo le strade nasconde ruscelli di lacrime,
Mentre le ruote che girano rinnovano i solchi nella sua schiena sferzata.
Là dove due vecchi cavalli da tiro riuscivano un tempo a trascinare un carico pesante,
Ora a malapena quattro riescono a fare lo stesso lavoro.
Le ruote incrinate girano appena attorno all'asse,
Eppure spruzzano fango liquido attorno ai carri.
Poche strisce di terra emergono dalla terra alluvionata,
Mentre la pioggia scivola incessante sulle schiene dei contadini.
Scarpe di tela vecchia e stivali logori grondano fango liquido
E impastano l'orrenda melma come lievito in fermento.

2. Mattino. Una gita alla fiera.
Tutte le cose che danzavano e ballavano al sole splendente,
Tutte le cose che vagavano tra i boschi e correvano nei campi,
Tutte, tutte sono scomparse, ahimè! Non sono più tra noi.
Solo i campi melanconici rimangono,
Ma tutta la loro bellezza odora adesso di tomba putrida.

3. Malattia
La Morte colpisce la macchia piegata e il maestoso boschetto;
Venti irati schiacciano il fascino dei boccioli e la bellezza delle fioriture,
E rompono il ramo da cui nasce una famiglia.
Ora rami grandi o piccoli vengono messi a nudo;
Scricchiolano e singhiozzano al vento come verghe avvizzite.

4. Festa della sposa
Un grasso paraninfo si presentò a richiedere a tutti di prendere parte
All'allegro e sontuoso ballo nuziale della figlia del buon Kriza.
Tutti i membri della casa accettarono
Dinanzi all'orgoglioso testimone dello sposo, e dissero che sarebbero
Intervenuti con sincero diletto all'allegra festa nuziale.

5. Il matrimonio
Parenti, amici e vicini si strinsero attorno
Alla coppia raggiante, augurando loro una felice vita coniugale,
E li precedettero all'allegra festa nuziale.

6. Carestia
Uomo, macella subito quel vitello grasso;
Uccidi poche pecore e inoltre non risparmiare l'ariete senza corna;
Macella poi quei lattonzoli grigi e quella scrofa grassa;
Poiché queste riserve torneranno utili.
Ricorda, tante primavere sono molto lunghe e magre.

7. Cervelli infiammati
Questi insolenti, matti coi baffi
Urlano, urlano e urlano, quasi il cielo dovesse cadere.

8. Madonna
Alcune donne mostrarono la propria astuta scaltrezza,
In modo perspicace, peraltro, in quanto l'intelligenza della donna è svelta
Al punto da irretire spesso anche l'uomo più brillante.
Le furbe intriganti scivolarono fuori verso un angolo
Dove avevano nascosto precedentemente una bottiglia di whisky.
Lì intorno con un rapido giro le donne e le pudiche giovani.
Scolarono la bottiglia profondamente imbarazzate.
Mentre stavo a guardare, la nausea mi salì a tal punto
Che attraversai la porta e lì vomitai.

9. La massa
Ogni uomo, sia esso un Signore o uno zotico, una volta generato
E dolorosamente partorito, non è che un fragile germoglio;
Poi avendo succhiato il nutrimento di cui abbisogna l'anima,
Si trasforma serenamente in un bocciolo che cresce.
Eppure il bocciolo non fiorisce in un giorno solo;
Ci vogliono giorni affinché il germoglio si liberi del suo involucro
E dispieghi con grazia la sua nascosta bellezza.

10. Parole al vento
Ragazzo, mentre mangi e bevi, non mancare di contenerti.
L'anno ha molti giorni; e ogni giorno è lento e lungo,
E ognuno abbisogna la sua parte di necessario nutrimento.

11. Diavolo
Si batterono come cani mordaci e si ferirono l'un altro al punto
Che alcuni avevano il naso rotto e altri le orecchie strappate.
Docys era stato così malmenato
Che i suoi ragazzi lo portarono a casa mezzo morto dentro a un trogolo.
Le donne del villaggio portarono medicine e filtri.
Jeke, pestando tutte quelle erbe e radici potenti,
Mischiava foglie di mirto olandese e catrame polacco.
Docys percepì la magia che stavano compiendo.
Rovesciando il letto, si alzò come un fulmine
E cacciò le ciarlatane fuori dalla immonda casa.

12. La creazione
Oh, che ne è stato di quei deliziosi giorni di primavera,
Quando spalancammo le nostre porte e finestre,
E avvertimmo i caldi raggi del sole che sorgeva?
Come un sogno, così vero e delizioso nel nostro sonno,
Che al nostro risveglio si dilegua,
Così gli allegri giorni d'estate rimangono brevemente e poi spariscono.

13. Invecchiare
Quando ero giovane e forte, tutti mi onoravano.
Ma ora che sono vecchio tutti mi salutano come se fossi matto;
Ricchi e poveri allo stesso modo diffamano il capo della comunità.
Questo coltello, dal manico d'osso d'alce, forgiato su una fredda incudine,
Vedi, ha la forma di una pallida luna calante.
Ogni volta che lo impugno, vedo l'efferata Morte
Con la falce sanguinaria, che gela il cuore degli uomini.